Il Dirigente Scolastico sullo stato di agitazione dichiarato dagli studenti e sull’occupazione illegale della sede centrale di Via Giulia

Si rende noto che questa mattina, 1 dicembre, a partire dalle ore 8,00 un gruppo di studenti ha impedito il normale svolgimento delle lezioni, proclamando un’assemblea straordinaria volta a dichiarare lo stato di occupazione della nostra scuola. Nonostante il tentativo di dialogo e di mediazione promosso dai docenti e dal Dirigente Scolastico, non è stato possibile avviare alcuna forma di confronto sulle eventuali motivazioni e sugli obiettivi dell’occupazione. La nostra richiesta di poter aprire un dibattito sull’argomento si è scontrata contro un silenzio imbarazzante, un’assenza di argomenti, una fretta di chiudere il portone per avviare la rituale kermesse che ogni anno vede umiliati diritti costituzionali come lo studio (per gli studenti) ed il lavoro (per tutto il personale della scuola).

E’ stato naturalmente richiesto l’intervento della Polizia di Stato che è giunta tempestivamente, illustrando ai ragazzi presenti la cornice di reato che si stava configurando ed invitandoli a recedere da ogni azione di violenza e di prevaricazione.

A tutti è risultato chiarissimo che la decisione degli studenti era già presa; con un gruppo di ragazzi contrari all’occupazione, dei quali apprezziamo coraggio e coerenza, abbiamo visitato le aree della scuola ancora accessibili, constatando il vergognoso scenario delle barricate erette con banchi e sedie e la presenza di pesanti catene e lucchetti  per bloccare alcune uscite di emergenza.

L’incontro con una “delegazione” di studenti, dai quali speravamo di ricevere motivazioni e richieste concrete, si è risolto nella mera comunicazione dello stato dei fatti: “La scuola è occupata, non ci sono mediazioni possibili”. Con i docenti presenti e con la Presidente del Consiglio d’Istituto, abbiamo cercato di comprendere le ragioni della protesta. Sono emerse posizioni confuse, dissonanti, e un generale sottrarsi alla responsabilità dell’azione intrapresa. A sentire gli studenti l’occupazione è uno strumento di protesta che “si è deciso” di adottare. Non si sa da parte chi, non si conosce il perché. Nel repertorio di argomentazioni e di slogan che avrebbero condotto ad impedire il diritto allo studio, abbiamo colto riferimenti alla Buona Scuola e al metodo della consultazione pubblica, al Jobs Act, alle porte antincendio recentemente installate all’interno della scuola… In un presunto comunicato di cui ci è fortunosamente pervenuto il testo, ma dal quale la “delegazione” ha preferito prendere le distanze, si chiedono un “cineforum”, “confronti letterari”, “corsi e assemblee sulla politica estera”, “un collettivo di genere che superi il perbenismo del 25 novembre” (si allude alla giornata contro la violenza sulle donne), “la possibilità di mettere a disposizione della collettività le proprie capacità”.

Agli studenti che, ancora una volta sull’onda della moda stagionale e ancora una volta usando metodi violenti e antidemocratici, hanno voluto interrompere le attività didattiche del Liceo Virgilio, ricordiamo che la loro azione infligge l’ennesima ferita sulla scuola pubblica. Quella stessa scuola che essi dichiarano di voler difendere, esce nuovamente umiliata e offesa dal loro atto di prevaricazione. Il nostro Liceo, che vanta un’offerta formativa di primo livello e che ha avviato un importante processo di miglioramento e di innovazione, oggi si è fermato e, in queste ore, ha cessato di essere una scuola. Una scuola, cari studenti, è un luogo di dialogo e di apertura. Una scuola è un luogo dove si cresce insieme, dove si esercitano la pluralità e il rispetto, dove si tutelano i diritti, ci si assumono responsabilità, ci si fa carico dei doveri.

La lista dei nostri progetti e delle nostre iniziative è troppo lunga per essere contenuta in questo comunicato, scritto con l’amarezza che una giornata come quella che si sta concludendo suscita in un educatore. Basti ricordare che oggi, a causa dell’occupazione, si sono fermati i lavori di attivazione della fibra ottica e di connessione alla Rete nazionale della ricerca (GARR); non è stato possibile avviare i lavori di completamento della messa in sicurezza del sistema antincendio e di rifacimento degli infissi (entrambi attesi da anni nella nostra scuola); si è impedito l’avvio dei lavori di cablaggio dell’Istituto (internet in tutte le aule); sono state sospese le attività di progetto (per esempio, il primo incontro del Laboratorio di Teatro Classico, i corsi di lingua, il progetto di educazione alla salute e prevenzione delle dipendenze, l’incontro sui Classici della Filosofia).

La nostra scuola, fautrice di collaborazioni con la FAO, con istituzioni e realtà associative per la promozione della cittadinanza europea, della comprensione della cooperazione internazionale (non si chiedono corsi di politica estera?); la nostra scuola, costantemente attiva nell’organizzazione di eventi culturali di alto livello, di progetti, convegni e conferenze in diretto rapporto con prestigiose facoltà universitarie, umanistiche e scientifiche (non si chiedono confronti letterari?); la nostra scuola, impegnata nel favorire stage e iniziative di solidarietà con almeno cinque soggetti attivi nel settore (non si chiede di mettere a disposizione della collettività le proprie capacità?); la nostra scuola, aperta al territorio e pronta ad accogliere dibattiti sulla politica e l’attualità del nostro paese; la nostra scuola è un’ottima scuola ove si lavora ogni giorno per costruire il futuro dei nostri ragazzi, per garantire loro opportunità di riflessione, per favorire i talenti di ciascun individuo, per aiutare ogni singolo ad affermarsi nel pieno rispetto degli altrui diritti.

Certamente vogliamo migliorare e fare di più, investiamo ogni giorno le nostre energie, ogni nostra risorsa, onorando la missione che la scuola pubblica deve perseguire: il diritto allo studio, l’educazione alla cittadinanza, il benessere della comunità intera.

Alla maggioranza (studenti e genitori) che oggi non ha sostenuto l’occupazione chiediamo una presa di posizione forte e decisa, una condanna netta della violenza che questa mattina ci ha impedito di studiare e di lavorare.

Con questo comunicato pubblichiamo sul sito l’immagine dei lucchetti e delle catene usati dagli studenti occupanti per bloccare le uscite; quei lucchetti chiudono le porte del dialogo e del confronto, impediscono l’ascolto, il rispetto delle persone e dei loro diritti, calpestano la scuola pubblica, voltano le spalle alla legalità e alla democrazia. Con quei lucchetti si evidenzia la condizione di assoluto pericolo che si manifesta in una scuola occupata: terreno di illegalità, di perdita di controllo, zona franca per chiunque sia pronto ad approfittarne, alla presenza di ragazzi minorenni privi delle opportune tutele.

La nostra scuola è un’altra. Noi non perderemo la speranza di far prevalere il buon senso e di affermare il principio che la buona scuola parte innanzitutto dall’impegno quotidiano di ognuno, dal lavoro duro ma entusiasmante che si condivide ogni giorno nelle aule, nei laboratori o semplicemente confrontandosi nei corridoi. Difenderemo i diritti della scuola pubblica e difenderemo le regole che una scuola efficiente deve saper affermare.

Ai promotori di questa ulteriore e insensata occupazione spettano l’onere della responsabilità, con le sue conseguenze, e il peso della coscienza. 

A chi vi si oppone, spettano il compito di condannare con fermezza, la pazienza della ricostruzione e la fatica della perseveranza. Chi davvero crede nella scuola pubblica e la pratica ogni giorno non si arrende di fronte alla violenza e alla barbarie.

Con il sostegno delle famiglie, degli studenti di buona volontà e – se necessario – delle forze dell’ordine, auspichiamo un rapido ritorno alla normalità.

Il Dirigente Scolastico
Prof.ssa Irene Baldriga