Il Virgilio al «Certame Vichiano»

Dall’8 al 10 maggio 2014 si è svolto a Napoli il VII «Certame Vichiano», organizzato dal Liceo classico Umberto I, dall’Università Suor Orsola Benincasa, dalla Fondazione Giambattista Vico e dall’Università di Salerno. Vi hanno partecipato un’ottantina di studenti liceali, provenienti da tutta Italia.

Uno studente del Virgilio, Gabriel Banks, è arrivato al secondo posto e un altro nostro studente, Orazio Argentero, si è classificato tra i primi venti. La prova scritta di quattro ore è consistita nel commento di un passo del De mente heroica.

Il Certame si è concluso nel Castello di Vatolla nel Cilento, dove Giambattista Vico (1668-1744) ha trascorso come precettore gli anni più importanti della sua formazione filosofica (1689-1695).

Resoconto sul certame vichiano

Liberati dai banchi, dalle aule e dalle normali giornate scolastiche, la nostra breve visita di Napoli ci ha offerto molti piaceri. Grazie a quest’opportunità abbiamo avuto occasione di immergerci nelle idee di un grande filosofo, di approfondire e particolareggiare lo studio, ma anche di imparare altre lezioni.

Gli organizzatori del Certame si sono mostrati gentili, accoglienti e flessibili. Per esempio, malgrado uno di noi avesse scordato il documento (l’interessato non avrebbe avuto diritto a partecipare alla prova), la messa da parte delle formalità ha permesso a tutti di far valere il proprio ingegno. La città, con il suo caotico e disordinato ordine, ci ha permesso spostamenti gradevoli, presentandoci continuamente con bellissime viste e buonissimi pasti. La scuola, con i suoi ambienti ampi ed arieggiati, faceva pensare alla sensazione trasmessa dai corridoi del Virgilio nei primi anni del liceo. Dunque in quest’atmosfera familiare ci siamo messi al lavoro, e dopo quattro brevi ore abbiamo posato le penne, siamo usciti e, attraversando la città, siamo tornati alla stazione.

Abbiamo apprezzato molto i giorni del Certame durante i quali abbiamo avuto il piacere di passare un po’ di tempo insieme e conoscere meglio il professor Morselli. Vorremmo inoltre ringraziare il professore per i molti spunti offerti per lo studio, ma anche per l’atteggiamento rilassato nei nostri confronti, grazie al quale ognuno ha potuto organizzare liberamente il proprio studio, senza sentire pressioni. Auguriamo a tutti gli studenti la possibilità di allargare i propri orizzonti formativi attraverso forme alternative di arricchimento intellettuale come questa.

Lorenza Capponi, Orazio Argentero, Gabriel Banks (4°G)

Commento a un passo del De mente heroica
di Gabriel Banks
(VII Certame Vichiano – Napoli 2014)
(2° premio)

Il De mente heroica è un’orazione tenuta all’Università di Napoli nel 1732 in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico. La prolusione, pronunciata in presenza di un pubblico eterogeneo formato sia dai giovani studenti, a cui particolarmente si rivolge, che da personaggi illustri della città, è scritta in tono solenne ed esortativo, caratteristica che sottolinea la passione di Vico per la cultura classica. Il De mente heroica è l’ultima prolusione composta dal filosofo e tratta dei temi a lui più cari negli ambiti della pedagogia e dell’educazione, alcuni dei quali erano già stati accennati nel De nostri temporis studiorum ratione.

Dapprima analizzeremo gli aspetti di quel che è il tema generale dell’orazione, ovvero l’eroismo della mente. Poi tratteremo delle caratteristica del sapere. Infine vedremo quali sono i riferimenti al giusto metodo di studi e gli elementi che rimandano alla critica rivolta al metodo cartesiano dal filosofo.

Leggendo l’estratto affiorano alcuni dei molteplici significati attribuiti dal Vico al concetto di eroismo della mente. Eroico è lo slancio della mente verso il sapere, indipendentemente dalle possibilità di riconoscimento o ricompensa. Il sapiente si lancerà quindi con “improba ed invitta fatica” al fine di impadronirsi della sapienza. Vico ribadisce il concetto più volte: chi si dedicherà interamente a questa ricerca, senza limiti e senza fine, non sentirà il bisogno di altro. La sapienza è infatti il bene sommo e “una volta che poi vi sarete proposto un fine siffatto, […] cesseranno […] dell’aver peso […] quegli altri fini, […] che sono ricchezze e onori”. Il fine, terza componente degli studi insieme a strumenti e sussidi (come esposto nel I capitolo del De ratione), è dunque uno solo e deve essere desiderato pienamente dall’animo in cerca di “cura, salute, perfezionamento”.

Vico conosce bene l’opera di Platone (il quale è uno dei quattro autori che maggiormente ammira), ed in particolare il Cratilo nel quale è esposto il concetto di eros che pervade e caratterizza la mente. Essa è quindi piena di eros, brama, desiderio, rivolto all’acquisizione di un sapere sempre più ampio e perfezionato. Questo eros non è dissimile dagli “eroici furori” di cui parla Giordano Bruno. La mente deve essere rivolta interamente al fine della propria ricerca, che nel caso di Vico si identifica con quel bene divino supremo che è la sapienza.

La mente “eroica” è inoltre impegnata in azioni simili a quelle intraprese dagli eroi. Queste sono azioni sublimi, divine, che vanno a beneficio dell’intera umanità. La ricerca del sapere è dunque comparabile alle gesta raccontate dai grandi poemi risalenti all’età degli eroi.

Infine lo studio è eroico in quanto avvicina l’uomo alla propria componente divina. Ciò che è divino nell’uomo è l’atto del creare, il quale può incarnarsi in diversi tipi di creazione (artistica, poetica e così via), ma è sempre ricollegabile all’azione dell’intelletto. “Qualora adottiate questi precetti, accadrà anche a voi […] ciò che […] accade ai poeti: dar vita a prodigi d’ingegno”. Quest’ingegno, che per Vico è la capacità della mente di collegare tutti gli argomenti raccolti dalla topica, è veramente l’aspetto divino dello studioso.

Il sapere ha vari aspetti, ma per Vico il concetto più importante da afferrare è che esso non è semplicemente diviso in varie parti, bensì un tutto composto da parti. Lo studio del sapiente deve quindi rivolgersi a ogni parte di esso e la specializzazione (incoraggiata da Cartesio) è da evitare almeno fino ad uno stadio avanzato nel percorso di studi. Tuttavia, come afferma sempre nel De mente heroica, è naturale secondo Vico che ci si concentri di più su un determinato ambito del sapere. In questo caso è necessario seguire le proprie inclinazioni. In seguito Goethe affermerà che “i desideri sono la premonizione di un talento”.

Il sapere è anche universale, democratico e quindi aperto a tutti. “Un tal bene” dichiara Vico “è di qua da ogni invidia, poiché è comune a tutti, quali […] sono tutte le cose divine; e voi potete desiderarlo quale porzione vostra di quella «similitudine col dio»”. Il sapere è dunque una componente di quello che Vico chiama senso comune, ovvero l’insieme delle nozioni comuni a tutti gli uomini, sentite istintivamente e senza bisogno di immissione di conoscenze. Questo è ciò che successivamente sarà detto da Herder “Volksseele”, rappresentata nell’età degli eroi dai poemi e dagli universali fantastici (come Ercole e Ulisse) a noi giunti.

Nel brano sono presenti più riferimenti al De ratione e vari elementi di critica al metodo cartesiano ed a quello scolastico. Si afferma all’inizio dell’estratto che “monca e fiacca è la cultura di chi si getta a capofitto […] su una sola, limitata e particolare disciplina”, riprendendo tematiche del III e VII capitolo del De ratione.

Si ribadisce inoltre l’utilità e l’importanza delle “Università degli studi” dove trovano “restaurazione, nuovo vigore e accrescimento le forze dell’animo”, tema centrale del capitolo XIVesimo del De ratione.

Inoltre verso la fine del brano si fa riferimento alle “invenzioni nuove, scoperte di nuove verità, nuove e più accurate sollecitudini”. Questa è forse come nel I capitolo del De ratione un accenno al De augmentis scientiarum  di Bacone.

Infine è segnato il distacco dalla Scolastica, crogiolo dell’educazione di Vico. Il filosofo assicura, rivolgendosi agli studenti, che “nessuno di voi è costretto a giurare nelle parole di alcun maestro” contrariamente a quanto avviene tra gli scolastici.

Il De mente heroica è dunque un’opera colma di spunti derivanti dalla carriera intellettuale del filosofo (in particolare sono da tenere a mente le edizioni della Scienza nuova del 1725 e del 1730) che raccoglie alcuni dei pensieri più maturati di Vico nell’ambito dell’educazione e del giusto metodo di studi.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *