Ritratti di poesia 2014: Valerio Magrelli al Virgilio (II parte)

Libri e Film sono “come un arsenale, armi per la vita”.
Con questa frase si può riassumere l’incontro con Valerio Magrelli. È dei libri essenziali alla sopravvivenza che ha parlato; dei film a cui non si può rinunciare. Il racconto della sua gioventù, invaso da mille digressioni, è divenuto la storia (o meglio Storia) del secolo scorso e non solo. I ruoli ed il senso delle correnti letterarie e artistiche, alcune vissute in prima persona, hanno necessariamente deviato il discorso verso la politica, la società ed i grandi conflitti che hanno attraversato il XX secolo.
Magrelli ha parlato della sua educazione in un liceo sperimentale, di impronta “montessoriana”, dove c’era un’assemblea permanente ed Il Manifesto era il giornale meno radicale con il quale si potesse andare in giro. L’incidente che ebbe intorno ai 17/18 anni, costringendolo a letto per un lungo periodo, gli permise di “recuperare” e dedicarsi alla lettura di tutti quei classici che non aveva avuto l’opportunità di studiare. Iniziò a scrivere poesie. Ci ha raccontato del suo contrasto con il Gruppo ’63, in particolare con Sanguineti (almeno in un primo momento) che definisce come “accecato dall’ideologia “– di uno “snobismo stalinista”.

Magrelli “crea” un parallelo tra il crollo dell’utopia comunista ed il cristianesimo citando questa frase di un regista cubano: “Il comunismo è la più bella delle sceneggiature da cui sono stati tratti solo brutti film”
Tra gulag e tribunali dell’Inquisizione non c’è poi tanta differenza.
Il poeta si districa tra discorsi, toccando le “larghe intese”, Walter Benjamin (di cui consiglia Infanzia berlinese), il dadaismo o la nascita della sperimentazione nella letteratura. Per questa ricorda Laurence Sterne con il Tristram Shandy nel quale è per la prima volta presente l’iconotesto, ovvero la scrittura costeggiata da immagini, pagine vuote e così via…
E mentre spiega, ricorda e dibatte, la sua esperienza da lettore è la linea sequenziale che accompagna tutta la mattinata. Magrelli consiglia tanti libri (da leggere per poi un giorno arrivare all’Ulisse di J. Joyce) e film: classici come “Mamma Roma” di Pasolini, “Le notti di Cabiria” di Fellini, “Paisà” di Rossellini e “Ombre rosse” di Ford; ma anche “Hunger”, primo lungometraggio di McQueen e “History of Violence” di Cronenberg.
Tra i libri: Ho servito il Re d’Inghilterra di Bohumil Hrabal, Le origini del totalitarismo di Hannah Arendt, Viaggio al termine della notte di L. Ferdinand Céline, Pastorale Americana di Philip. Roth, Open di Andre Agassi, Buio a Mezzogiorno di Arthur Koestler e “l’unico romanzo di Dickens che va letto” ovvero Il nostro comune amico.
Quando il tempo era giunto al termine, l’incontro si era già prolungato per due ore in più del previsto, una ragazza domanda al poeta come mai non leggesse mai lo stesso libro più di una volta. Magrelli risponde con una citazione: “chi si inchina a qualcuno darà sempre le spalle a qualcun altro”.

Daria con Carlotta ed Alessandra 5A, 21 novembre

Il secondo ed ultimo incontro con Valerio Magrelli è stato martedì 17 dicembre 2013. Aveva lasciato le due classi di studenti tra un film, un libro e qualche aneddoto. Questa volta però i tempi erano più stretti e l’iniziativa “Caro poeta” un appuntamento più pragmatico da portare a termine.
Magrelli ha comunque trovato il tempo per non parlare delle sue poesie, che ha “rifilato” all’ultima ora disponibile. Gli studenti, più o meno, avevano letto il libro e preparato alcune domande. Una telecamera si è accesa, per riprendere una ragazza che le poneva al poeta.

La discussione che Magrelli apre si dirama, spazia tra Gogol ed il teatro comico di Proietti: di qualunque cosa tratti però, è sempre molto stretta ed interessata a ciò che è Reale, in qualche modo.
Mentre racconta del “profondo legame tra moda e morte” cita Leopardi, Mallarmè e arriva alla Bohème (quindi all’artista che diviene lo “zingaro della società”), ma se si è stati attenti e minuziosi ci si accorge che ciò che sta dicendo il poeta è ancora altro da questo: è il tempo, la moda che esiste anche nella letteratura. C’è sempre un filo conduttore.
“Noi assistiamo a un ritorno al capitalismo più selvaggio”. Dopo il mezzo secolo in cui la socialdemocrazia è riuscita a stabilire una vera forma di coesistenza democratica; Magrelli cita Marx e Dickens, e poi i forconi: “stiamo andando a ritroso, stiamo tornando al ’48”.
“ … c’è avanti Rivoluzione Francese e dopo Rivoluzione Francese: questa frase è la mia stella polare” dice il poeta.
Quello che risulta molto interessante è come Magrelli ampli la letteratura, la lettura di un brano a tutto ciò da cui è circondato. Apre una finestra sul mondo, sulla storia, sulla politica, su tutte le varie realtà in trasformazione. Riesce a rendere attuale ciò di cui parla, collegando, spostando le stesse parole in altri e più contesti.
Ma esiste anche il comico, la poesia comica, il teatro comico. Guardiamo uno spezzone de “Il Conte Duval” di Gigi Proietti e vari spezzoni di Antonio Rezza. Come la poesia comica, secondo lui lasciati in disparte, sottovalutati dai più. Ci mostra un’“antologia alternativa del ‘900”, in mezzo alla pila di libri sulla cattedra.
Ci intima di non fidarci della falsa modestia dei poeti: Gogol brucia la seconda parte di Le anime morte, Kafka e Belli invece chiedono ad amici e parenti di bruciare le opere, sul letto di morte.
“Io deliro con il metro” ammette Magrelli quando risponde alle domande e spiega un po’ come fa lui a gestire le poesie, quando le scrive. E poi parla un altro po’, quando la telecamera si spegne.

Daria 5A, 17 dicembre

Le foto sono di Emilia Loi

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