Lettera di due genitori

Siamo i genitori di una studentessa del Virgilio.

Io sono un padre di 51 anni, quindi posso dire di aver vissuto da studente liceale i movimenti di protesta studentesca successivi al ’68, per precisione negli anni in cui era ministro dell’Interno Francesco Cossiga (i genitori coglieranno sicuramente il senso di tale precisazione); si tratta del periodo storico tra i più tristi della storia repubblicana, segnato dal terrorismo e dalla più violenta contrapposizione politica tra le diverse fazioni studentesche.

Io sono una madre brasiliana e per continuare a studiare, dopo le scuole elementari, ho dovuto lasciare la famiglia e trasferirmi in un’altra città, fino a far fronte a grandi sacrifici e privazioni per poter accedere all’università. In Brasile, ancora oggi, esiste un possente filtro socio-economico che impedisce alla maggior parte dei giovani non appartenenti a famiglie benestanti di accedere agli studi superiori ed universitari (in alcune regioni del Brasile, tale esclusione riguarda anche le scuole primarie). L’importanza del possesso di un retroterra e di un’educazione culturale è così sentita dai giovani che laddove il denaro non basta, la precedenza è data all’acquisto del materiale didattico, dei libri di testo ….. poi, magari, a scuola si va con un paio di ciabatte consumate.

Questi giovani che hanno occupato il Virgilio, manifestando solo attraverso la violenza e senza alcuna proposta ragionevole da portare avanti, nel mio paese verrebbero considerati semplicemente come ragazzi annoiati e sfaticati. Essere annoiati e sfaticati non è un reato, non lo  neanche in Brasile; ma l’imposizione di tale “noia” si che è un reato, una violenza contro se stessi, contro le proprie famiglie (che presumibilmente non li hanno iscritti ad un liceo perché si “annoiassero” occupando l’istituto) ancora prima che un atto illegittimo verso gli studenti che non vogliono “annoiarsi”. Dunque, noi genitori, crediamo di aver titolo per esprimere la nostra profonda delusione di fronte all’occupazione violenta dell’istituto Virgilio, vista la scarsa coscienza politica e civile di quegli studenti che al grido “Occupamo tutto” fanno bella mostra di una totale mancanza di idee costruttive e spirito di collaborazione. Parliamo così perché le modalità attraverso cui alcuni studenti hanno dato vita alla protesta, impedendo ai loro coetanei di esprimere liberamente la loro adesione o meno all’occupazione, dimostra la pretestuosità e l’inconsistenza delle loro “ragioni”, laddove sono state manifestate, fondate su slogan confezionati da altre persone e con altri scopi.

I giovani hanno perso la memoria storica, anche quella del passato recente; quindi non ricordano che tutto quanto viene loro, oggi, permesso (nell’ambito di manifestazioni di protesta) non è il frutto della loro baldanzosa giovinezza, piuttosto è l’esito di tragiche esperienze, pagate in passato da altri giovani e dalle loro famiglie, quando la protesta era invocata in nome di principi di libertà e di confronto civile. Sono morte delle persone per permettere ai nostri figli di fare quello che fanno, e non parlo solo dei nostri nonni ma di nostri coetanei. Spetta a noi genitori rinfrescare la memoria dei nostri figli; noi genitori che abbiamo introdotto i “collettivi”, le “assemblee” e anche le “occupazioni” quando a noi studenti non era permesso alcun coinvolgimento nelle attività di istituto. E speriamo fortemente che le voci su eventuali condivisioni di questa protesta da parte di alcuni genitori non siano fondate; a questi eventuali genitori sostenitori vorremmo chiedere se essi stessi avrebbero lo stesso coraggio nel sostenere proteste simili in fabbrica, nei ministeri, nelle cooperative e nei vari luoghi di lavoro, dove all’astensione corrisponde un mancato guadagno e, a volte, la perdita del posto di lavoro. Se questi eventuali genitori sostenitori non credono di poter imitare i propri figli contestatori nei propri luoghi di lavoro, allora il buon senso vorrebbe che evitassero di danneggiare i propri figli e il loro futuro attraverso la loro insensata incoerenza.

Noi genitori sappiamo bene che lo spirito di iniziativa e l’energia dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze sono da sempre il terreno fertile di speculazioni che mai hanno origine all’interno degli istituti scolastici, ma provengono da ambiti esterni ad essi e sono portatori di scopi che nulla hanno a che fare con il miglioramento della didattica e/o delle condizioni di condivisione delle stessa da parte degli studenti. Noi genitori sappiamo bene che, alla fine di ogni occupazione e/o giornata di sciopero, a pagare saranno soprattutto (a volte, soltanto) i nostri figli e le nostre figlie; sappiamo, in ogni caso, i programmi di studio e le valutazioni dovranno essere portate avanti, e che ogni ora tolta alla preparazione dei nostri figli è un’ora che non potrà essere mai recuperata. Sappiamo che, al di là della bontà di qualunque protesta, quando nostro figlio o nostra figlia si presenteranno ad un colloquio di lavoro, la loro competenza non verrà pesata in base ai giorni di occupazione alla quale si è aderito. Perciò, pensando esclusivamente al bene dei nostri figli, noi genitori dovremmo assicurare la maggior acquisizione possibile di cultura, nozioni e quanto altro potrà allenare i loro cervelli alla complicatissima competizione della vita. Per quanto riguarda l’occupazione del Virgilio, né io né mia moglie abbiamo rintracciato da alcuna parte (web incluso) le motivazioni, le proposte e i temi di tale protesta; leggiamo invece di un totale rifiuto, da parte degli studenti coinvolti nell’occupazione, per una cogestione delle attività didattiche. Sembra che per gli studenti occupanti tale protesta sia una “occasione di crescita” …. «va bene – vorremmo dire loro – se volete crescere boicottando le lezioni, fate pure. Ma nessuno vi concede il diritto di impedire ad altri vostri colleghi studenti di decidere liberamente come crescere, quindi di dissentire. Nel momento in cui vi rifiutate di seguire le lezioni voi state dimostrando che nessuno può obbligarvi a fare alcunché e, nello stesso tempo, nel momento in cui obbligate gli altri studenti a non seguire le lezioni dimostrate di non tollerare la libertà altrui. Così, ammazzando il dissenso, voi ammazzate la vostra presunta “occasione di crescita  ” per la quale avete deciso di bloccare l’attività didattica. Non pare proprio un successo!».

Desideriamo, infine, esprimere la nostra solidarietà verso la Prof.ssa Irene Baldriga e i docenti tutti, verso le famiglie degli studenti ai quali è impedito di studiare liberamente e a questi studenti stessi; ma siamo umanamente vicini anche alle famiglie che sostengono i propri ragazzi coinvolti nell’occupazione e a questi ragazzi occupanti: non tutti riescono a sottrarsi al fascino dell’anticonformismo anche quando questo, ad un lieve approfondimento, risulta quanto di più conforme al sistema che si contesta.

Angelo Appolloni – Fatima De Menezes

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *